Mi sento umile, mi sento umido,non puoi lasciarmi fuori casa quando piove così tanto,che carogna sei.Almeno tirami l’impermeabile,ti prego non mi cancellare dalla tua esistenza,dammi una speranza o almeno un buon K-way.Che cosa ho detto mai di così ignobile,ho solo dato un nome a quelle cose che ti piace farema non dici mai.E invece scandalo, ho detto « prendilo »,guarda che non è normale fare dei disegniper spiegare quello che mi fai.Non userò parafrasi, né allegorieTi prenderò sul serio, senza bugie.E adesso siediti su quella seggiola,lo so che parlo come le canzoni ma così perdoni le volgarità e adesso spogliati come sai fare tulo vedi che se recitiamo sembra pure a te più naturale tuttoma com’èE’ stato facile, amarsi è facilebasta conoscere a memoria tutta quantal’opera completa di MogolSarà ridicolo, ma è meglio ridereche morire di imbarazzo e per non dire cazzodire « in quanto donna quello non ce l’ho ».Ti prego scusami, non lo ripeto piùti parlo del mio amico che col cacciavite in manofa miracoli e soche mi risponderai, bella senz’anima »sono io la figlia del dottore amica delle tre civette,guarda c’è un comò ».Non userò parafrasi, né allegorieTi prenderò sul serio, senza bugie.na, na, na … na, na, na, na (2v.)